03/10/2016

La comunicazione al servizio della pubblica assistenza

Intervista al Dottor Fabrizio Pregliasco, Presidente ANPAS-Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze

Che cos’è l’ANPAS?

L’ANPAS è l’associazione di volontariato laica più grande d’Italia che comprende 873 pubbliche assistenze. È stata fondata nel 1904 e ne fanno parte quasi novantamila volontari che ogni giorno, in tutte le regioni d’Italia si occupano di primo soccorso, protezione civile, mobilità sul territorio e trasporti sociali, formazione, cooperazione internazionale e cultura.

Quanto è importante la comunicazione per un’associazione di volontariato? Quali sono gli aspetti a cui date maggiore valore?

Fare comunicazione per un’associazione di volontariato come ANPAS è un’attività complessa che prevede una moltitudine e una diversità di attività, canali e obiettivi dovendo essere volto e voce coerente con una storia centenaria e che, oggi, raccoglie e racconta territori, attività e tradizioni differenti. Anche alla luce della social media policy che abbiamo presentato lo scorso anno, la prima per un’associazione di volontariato, il nostro intento è quello di fare una comunicazione di pubblica assistenza, quanto più coerente con i nostri valori (laicità, solidarietà, mutualità, democrazia) e la nostra storia. Pubblica è la nostra attività di volontariato, la presenza delle nostre sedi associative e dei mezzi che permettono di svolgere attività in favore di chi ne ha bisogno e così deve essere di utilità pubblica la nostra comunicazione. Siamo stati ad esempio gli ideatori della campagna, che è stata poi adottata dal Dipartimento della Protezione Civile, “Io non rischio” che quest’anno è alla sesta edizione e che ogni anno coinvolge centinaia di piazze in tutta Italia e migliaia di volontari per diffondere le buone pratiche per la prevenzione dal rischio terremoto, maremoto e alluvione.

ANPAS è molto attiva sui social network? Ha cambiato il modo di relazionarvi con il volontario e con le istituzioni?

ANPAS condivide le sue attività su Facebook, Twitter, Instagram, Youtube e Flickr. Come i volontari, che ogni giorno svolgono un servizio qualificato e si sottopongono a corsi di formazione rigorosi per poter prestare soccorso, così Anpas ha il dovere di essere rigorosa nell’uso delle sue fonti e, contemporaneamente, deve essere fonte autorevole nel raccontare le sue storie. Con le istituzioni, come il Dipartimento di Protezione Civile, siamo stati tra i promotori e l’unica associazione di volontariato della rete #socialProciv con la quale istituzioni, aziende ed enti di ricerca stanno lavorando per stabilire uno standard per rendere più riconoscibile, chiara, utile e omogenea la comunicazione sui social media in ambito di protezione civile agli utenti. In questo percorso, come Anpas, abbiamo coinvolto i nostri volontari e con loro abbiamo costruito la nostra social media policy. Molti inoltre sono i percorsi di formazione che facciamo ai nostri volontari, soprattutto ai più giovani, sull’utilizzo consapevole e responsabile dei social network proprio con finalità di pubblica assistenza. Un percorso nato da un’esigenza riscontrata soprattutto durante le emergenze di protezione civile. Così negli ultimi due anni abbiamo lavorato per arrivare a condividere un manifesto e delle linee guida. Sia le associazioni che i singoli possono trarre spunto da queste policy e contribuire in prima persona a comunicare la protezione civile attraverso i propri profili personali.

In queste settimane ANPAS è stata presente nelle zone colpite dal terremoto. Quali sono i canali di comunicazione più efficaci durante situazioni di crisi?

Più che di canali di comunicazione, l’efficacia la possiamo valutare rispetto agli obiettivi che ci poniamo nelle diverse fasi dell’emergenza. Inoltre ogni emergenza è diversa così come anche differenti sono i media in cui viene raccontata: dal terremoto a L’Aquila a quello del Centro Italia sono tante le differenze anche del racconto fatto dal mainstream, oltre che dalla moltiplicazione delle piattaforme, anche social, dell’evento. Ciò che, per quanto ci riguarda, è stato efficace, è stata la fiducia e la credibilità che ci siamo conquistati in tempo di pace tanto presso i media quanto nei social network. Tanto in emergenza quanto durante i tempi di pace, quando ci occupiamo di prevenzione, il nostro scopo è offrire dati e notizie attendibili, senza contribuire a incrementare il rumore di fondo, soprattutto nei momenti di emergenza. Efficace in emergenza quindi è diventata la credibilità che ci siamo conquistati in tempo di pace con oltre 112 anni di attività quotidiana e di comunicazione quanto più coerente possibile con ciò che siamo e ciò che facciamo.