21/11/2016

Perché è importante fare la vaccinazione?

Lo chiediamo al prof. Fabrizio Pregliasco, Virologo presso il Dipartimento Scienze Biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano

Con l’arrivo della stagione invernale, l’esposizione al freddo e la diminuzione delle temperature, come sempre, dovremo fare i conti con l’influenza.
I virus che circolano quest’anno sono l’H1N1A, chiamato California e responsabile dell’influenza del 2009; l’H3N2A con il nome Hong Kong e il virus B/Brisbane che sono nuovi e perciò possiedono una maggiore capacità diffusiva, per questo si prevede che colpiranno tra i sei e i sette milioni di italiani, contro i 5 milioni che sono finiti a letto la scorsa stagione.
Ecco perché è bene far attenzione e ricorrere alla vaccinazione già a partire dal mese di novembre, vaccinazione che va raccomandata a tutti in modo da migliorare la copertura, e non solo alle categorie più a rischio come bambini, anziani, malati cronici. Gli esperti suggeriscono di estendere la vaccinazione contro l’influenza anche alle donne in gravidanza durante il secondo o terzo trimestre, viste le possibili complicanze in caso di influenza sia per la madre che per il nascituro. Alcuni studi hanno dimostrato che la vaccinazione antinfluenzale fatta dalla mamma in gravidanza, protegge anche il bambino dal rischio di contrarre la malattia, soprattutto nei primi quattro mesi di vita.

“È noto il ruolo di untore del bambino nella società” – afferma il prof. Fabrizio Pregliasco Virologo presso il Dipartimento Scienze Biomediche per la salute dell’Università degli Studi di Milano e responsabile scientifico del portale www.osservatorioinfluenza.it. “I bambini, non avendo la storia delle precedenti influenze, sono più suscettibili alla malattia che poi trasmettono ai propri familiari. Inoltre per i più piccoli l’influenza può determinare complicanze e nei primi anni di vita molte ospedalizzazioni. Per questo motivo gli esperti consigliano l’immunizzazione anche dei bambini sani dell’età prescolare, come da anni viene già fatto in altri Paesi, come il Regno Unito”.

“E come prevenzione mani sempre pulite e rimedi della nonna” suggerisce il prof. Pregliasco, che aggiunge qualche consiglio pratico “lavare spesso le mani durante la giornata perché sono un veicolo di diffusione; ricordarsi di mettere davanti alla bocca e al naso le mani o un fazzoletto quando si tossisce o si starnutisce per evitare la propagazione dell’agente patogeno. Se si è malati, stare a riposo, evitare di andare al lavoro o a scuola per limitare il contagio con altre persone e ridurre il rischio di complicazioni e infezioni concomitanti da parte di altri batteri o virus. Molto utili i rimedi della nonna come le bevande calde – brodo, tè o latte con il miele – che aiutano anche a reidratare l’organismo dai liquidi persi con la febbre, e le spremute di arance che garantiscono apporto di vitamina C. Durante la malattia l’uso di farmaci di automedicazione consente di attenuare i sintomi, importante però utilizzali in modo responsabile e quindi utilizzarli secondo la scheda tecnica senza azzerarli. È fondamentale seguire l’andamento della malattia ma, se non si avvertono miglioramenti dopo i classici 4 o 5 giorni, è indispensabile rivolgersi al medico”.

 

 

 

 

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