03/02/2017

Praticità contro ecologia: chi vincerà?

Con un giro d’affari di oltre 36 miliardi di euro, l’Italia è in vetta alla classifica mondiale dei produttori di soluzioni tecniche per l’imballaggio. Macchine automatiche che producono varie tipologie e forme di contenitori, macchine che li riempiono, li chiudono e li etichettano, macchine che li movimentano e formano imballi multipli: da sola questa fetta del mercato genera profitti per 6 miliardi, 85% dei quali esportati. Gli altri 30 miliardi sono materiali per produrre imballaggi e di imballaggi finiti, che prendono la via dell’estero in misura minore rispetto al settore macchine automatiche (circa il 25% a valore).

Accanto ai valori, i volumi relativi al mercato italiano: 12 milioni circa di tonnellate fra plastica, carta, legno, vetro, acciaio, alluminio che rendono disponibili nello spazio e nel tempo alimenti, bevande, detergenti, cosmetici e farmaci, ma anche opere d’arte, ricambi per auto, interi impianti petrolchimici piuttosto che smartphone o lavatrici.

Li usiamo mediamente 35 volte al giorno e raramente ci accorgiamo di quanto li desideriamo e siano importanti, ma con loro abbiamo un rapporto schizofrenico: se sono leggeri, modesti, minimali, ridotti, poveri ecco che scatta l’esitazione all’acquisto, anche se sono etici verso l’ambiente.

In ogni caso li riteniamo responsabili di rifiuti in eccesso e di inquinamento, tanto che abbiamo imparato, o forse siamo stati costretti, a colpi di tariffe e multe, ad avviarli alle raccolte differenziate.

Eppure, lasciati liberi di scegliere, davanti allo scaffale, per esempio, dei detersivi, come tendiamo ad agire di fronte a concentrati, oppure ad eco-ricariche? Preferiamo i classici diluiti, anche se cominciamo ad apprezzare i concentrati per il limitato ingombro, non per il minor impatto: infatti tendiamo ad usarne più della quantità consigliata. Detersivi sfusi? Forse sperimentiamo la novità, ma di fronte alla scomodità, ad un prezzo non decisamente inferiore e alla bassa frequenza con cui ne acquistiamo rispetto ad alimenti e bevande, facilmente torneremo alle vecchie abitudini di acquisto.

Apprezziamo il fatto che i detersivi per lavastoviglie in gel o in polvere siano più snelli, privi di un secondo packaging e si possano dosare nella giusta quantità evitando sprechi, ma dosare è fastidioso: meglio quindi tanti monodose con relativo packaging: e se si scioglie nell’acqua saremo convinti che impatterà di meno. Se le chiamano eco dosi, le chiameremo eco dosi anche noi. È convincente!

Morale? Preferiamo servizio, praticità, disponibilità, identità di marca, garanzia. E emozione. Come superare questa dinamica degli opposti fra il “non ti vorrei ma ho bisogno di te, sempre”? È compito dell’industria e della grande distribuzione saperci dare soluzioni a basso impatto che siano convincenti e in grado di far apprezzare la scelta etica ed ambientale.

Occorre partire dall’innovazione tecnologica, siano macchine automatiche, materiali o imballaggi finiti, e chiedersi: “Che cosa vorrà realmente il consumatore? Quale tecnologia o soluzione preferirà? Un eco-materiale da risorse rinnovabili o un polimero compostabile? Una busta flessibile che abbatte le emissioni rispetto a bottiglie o vaschette? Un flacone fatto con plastica riciclata o uno con plastica derivata dalla trasformazione di biomasse?

La risposta sempre più di frequente è una sola: sceglierà quella che gli è stata comunicata meglio, i cui valori e vantaggi hanno sedato le sue ansie, quella che contribuirà a realizzare un suo sogno, quella che sarà stata ‘incarnata’ nei valori del brand. Leggete i successi dei prodotti: quasi sempre il packaging è diventato il prodotto, è la sua forma e la sua identità. Ciò vale per prodotti tradizionali come per prodotti a ridotto impatto ambientale.

Se industria e grande distribuzione saranno in grado di realizzare questo connubio, avranno superato il principale ostacolo all’accettazione di tecnologie pro-ambiente. Di queste tecnologie e di come utilizzarle si discute su COM.PACK, il periodico che informa su fatti e tendenze di materiali e macchine alla luce del marketing e della sostenibilità ambientale e sociale.

Luca Maria de Nardo, http://com-pack.it/ oppure https://issuu.com/com.pack

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